POL – Eurispes: In Lombardia il più alto numero separazioni e divorzi
 
Roma, 27 feb (Velino) – Non sempre le separazioni legali si trasformano in divorzi: in Italia circa 4 su 10 delle separazioni pronunciate nel 1995 non si sono tradotte in divorzi, senza tuttavia che la coppia si ricomponesse. È quanto rileva una indagine dell’Eurispes sul costo economico e sociale dei divorzi, delle separazioni e della volontaria giurisdizione. Mediamente, i coniugi che non decidono di recidere in modo definitivo il vincolo matrimoniale entro una decina di anni da quando ne hanno legalmente la facoltà, tendono a non farlo più neppure in seguito. Le rotture familiari coinvolgono circa 400 mila persone l’anno tra coniugi e figli, sono all’origine della ricostituzione di nuovi nuclei famigliari, influiscono sulla natalità, sul benessere dei figli, sulle condizioni finanziarie – al punto da determinare in alcuni casi una vera e propria vulnerabilità economica dei soggetti interessati. L’aumento significativo delle separazioni è iniziato a partire dagli anni Novanta, proseguendo costantemente fino al 2004; la crescita dei divorzi è stata invece più graduale. Dopo il boom nel 1972, al momento dell’introduzione del divorzio, ed un periodo di sostanziale stagnazione, nel 1987 si è assistito ad un’impennata legata al cambiamento della legge che ha abbreviato i tempi della separazione legale necessari alla richiesta di divorzio (da 5 a 3 anni); dopo un altro decennio di stagnazione a partire dal 2000 il numero dei divorzi ha conosciuto un costante aumento.

Non solo il numero delle separazioni e dei divorzi nel nostro Paese è ogni anno più alto, ma sono sempre più numerose le coppie che si separano dopo un periodo di vita matrimoniale molto breve. Il tasso di divorzio per 1.000 abitanti, che si attesta in Italia nel 2007 su un valore di 0,8 (dato provvisorio), risulta significativamente inferiore rispetto al contesto internazionale. Il tasso medio dell’Europa a 27 è infatti ben più elevato (2). Ancora più elevato è il divario con paesi come Lituania (3,4), Lettonia (3,3), Repubblica Ceca (3), ma anche paesi come Francia (2,2) e Spagna (1,7) presentano tassi ben superiori a quello italiano. Prendendo invece in considerazione il tasso di separazione la distanza con le altre realtà europee si riduce (il tasso di separazione per 1.000 abitanti nel 2005 è 1,4). Nel 2006 le separazioni in Italia sono state 80.407 e i divorzi 49.534, con una lieve flessione rispetto al 2005 per le separazioni (-2,3 per cento) ed un incremento del 5,3 per cento per i divorzi. Un confronto con i valori del 1996 evidenzia come il numero delle rotture matrimoniali abbia conosciuto una crescita estremamente significativa: 39,7 per cento per le separazioni e 51,4 per cento per i divorzi. Il trend degli ultimi 10 anni fa registrare un’impennata delle separazioni in particolare dal 1999 al 2000 ed una crescita costante fino al picco del 2004, anno dopo il quale inizia una leggera flessione. Per i divorzi, invece, il trend è positivo fino al 2006. Questa dinamica è almeno in parte conseguenza del calo costante dei matrimoni contratti nell’ultimo decennio, che inizia a ripercuotersi sulle separazioni frenandone la crescita.

Il tasso di separazione totale per 1.000 matrimoni si è attestato su 272,1 nel 2005 (il picco, dopo una crescita costante, è stato raggiunto nel 2004: 272,7). Il tasso di divorzio è pari a 151,2. Nel 1996 si verificavano 175,4 separazioni e 96,9 divorzi ogni 1.000 matrimoni: le proporzioni in 10 anni sono cresciute in maniera esponenziale. Il primato per separazioni e divorzi spetta al Nord-Ovest (rispettivamente 24.857 e 17.693). Al Centro si registrano 17.843 separazioni e 10.804 divorzi, al Nord-Est 15.744 e 10.447. I valori sono più contenuti, almeno per i divorzi, al Sud (14.523 e 6.722) e, in modo più significativo, nelle Isole (7.440 e 3.868). Nord e Centro si differenzino nettamente dal Mezzogiorno per una maggiore incidenza delle rotture coniugali: il tasso è di 41,9 al Nord, di 40,1 al Centro e del 21,3 nel Mezzogiorno, ovvero circa la metà. Fra le regioni, la Lombardia si segnala per il più elevato numero di separazioni (14.563) e divorzi (10.243); al secondo posto il Lazio (9.705 separazioni e 5.135 divorzi), al terzo il Piemonte (7.028 e 5.209). La Liguria presenta il più elevato tasso di separazioni e divorzi (8 separazioni e 5,8 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate). Seguono la Valle d’Aosta (rispettivamente 7,6 e 5,6) ed al terzo posto il Lazio (7,9 e 4). I tassi più bassi si registrano in Basilicata (3 separazioni e 1,2 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate); seguono Calabria (3 e 1,4) e Puglia (3,8 e 1,6). Il 71,5 per cento delle separazioni ed il 78,7 per cento dei divorzi riguardano matrimoni celebrati con rito religioso.

La durata media della convivenza matrimoniale risulta essere di 14 anni al momento della separazione – con un minimo di 13 anni al Nord-Ovest ed un massimo di 15 anni al Centro e nelle Isole – e di 17 anni al momento del divorzio (18 al Sud e nelle Isole). Una percentuale significativa di unioni naufraga prima di raggiungere 5 anni di convivenza matrimoniale (il 17,8 per cento, con un picco del 19,3 per cento al Nord-Ovest e un minimo del 15,7 per cento nelle Isole) e sfocia in divorzio prima di 9 anni dalla celebrazione del matrimonio (il 18,7 per cento). Al tempo stesso, anche le unioni di lunga durata vengono con sempre maggior frequenza coinvolte nelle crisi che culminano in separazione o divorzio. Una separazione su 4 (25,2 per cento) riguarda unioni con convivenza matrimoniale superiore ai 19 anni; la percentuale dei divorzi per matrimoni durati più di 19 anni arriva invece ad un terzo (33,6 per cento, con un picco del 37,8 per cento nelle Isole). Nel 1995 le separazioni di coppie sposate da 25 anni e oltre rappresentavano l’11,3 per cento; nel 2000 la percentuale è salita al 13,2 per cento, nel 2005 al 14,8 per cento.

L’età media dei coniugi all’atto della separazione è di 44 anni per i mariti e di 40 anni per le mogli. Per quanto riguarda i divorzi, la media risulta di 45 anni per i mariti e di 42 anni per le donne. Sono il 16,6 per cento i divorzi con marito di oltre 54 anni ed il 19 per cento quelli con moglie di oltre 49 anni. La classe di età più rappresentata fra i coniugi all’atto della separazione per i mariti è oggi quella compresa tra i 40 e i 49 anni, mentre fino al 2004 era quella fra i 30 ed i 39 anni (conseguenza in buona parte del fatto che l’età in cui viene contratto il matrimonio è stata posticipata). Per le mogli prevale invece la classe di età tra i 30 e i 39 anni. La percentuale di separazioni tra sposi al di sotto dei 30 anni è diminuita in quanto l’età in cui ci si sposa, oggi, è nettamente posticipata nel tempo rispetto a qualche anno fa. La quota di coniugi che si separano ad un’età inferiore ai 30 anni era, per gli uomini, del 7,3 per cento nel 2000 e del 4,7 per cento nel 2005, per le donne del 16,8 per cento nel 2000 e dell’11,5 per cento nel 2005. Ci si sposa più tardi, di conseguenza ci si separa e si divorzia più tardi. Anche nel nostro Paese si è verificato un aumento dei divorzi nei quali almeno uno dei coniugi è alla seconda esperienza matrimoniale (in quanto vedono o divorziato): la quota è salita dall’1,1 per cento del 2000 a circa il 2 per cento attuale. Nelle separazioni e nei divorzi tra sposi alle seconde nozze la durata media dell’unione risulta più bassa che tra sposi al primo matrimonio. Nel complesso, l’iniziativa per la richiesta della separazione proviene prevalentemente dalle mogli. Il contrario avviene per i procedimenti di divorzio, per i quali l’iniziativa è più spesso maschile (54,9 per cento, con una punta del 59,7 per cento al Centro). Le mogli che presentano la domanda di divorzio sono nel complesso il 41,4 per cento (la quota arriva al 45,2 per cento nelle Isole, mentre si ferma al 37,5 per cento al Centro ed al 39,9 per cento al Sud).

Ricorre all’assistenza legale il 90,1 per cento dei mariti ed il 91,1 per cento delle mogli al momento del divorzio. La percentuale risulta inferiore alla media nelle Isole: 79,5 per cento per gli uomini e 81,4 per cento per le donne. Nel 24,9 per cento delle separazioni viene disposto il versamento di un assegno mensile, il cui importo medio ammonta a 498,19 euro. L’assegno è previsto con minor frequenza nelle cause di divorzio: nel 13,6 per cento dei casi, per un importo medio mensile di 492,29 euro. Il versamento dell’assegno è nella quasi totalità dei casi a carico del marito: nel 97,9 per cento dei casi per le separazioni e nel 97,7 per cento per i divorzi. In seguito alle cause di separazione e divorzio l’abitazione nella casa dove viveva precedentemente la famiglia viene generalmente assegnata al coniuge a cui sono stati assegnati e/o con cui vivono i figli. Poiché nella maggioranza dei casi i figli vivono con la madre, nel 58 per cento delle separazioni la casa viene assegnata alla moglie, nel 21,1 per cento al marito, nel 18,8 per cento a nessuno perché i due coniugi vivono ormai in abitazioni autonome e distinte. Per quanto concerne le cause di divorzio, prevalgono i casi nei quali la casa famigliare non viene assegnata ai coniugi perché entrambi sono andati a vivere in altre abitazioni (47,9 per cento); nel 37,2 per cento viene invece assegnata alla moglie, nel 14,1 per cento al marito.

I matrimoni misti, ovvero tra coniugi di nazionalità diversa (coppie formate da un coniuge cittadino italiano per nascita e da un coniuge cittadino straniero o italiano per acquisizione di cittadinanza), sono particolarmente interessati dal fenomeno dell’instabilità coniugale. Nel 2006 le separazioni tra coniugi di cittadinanza diversa sono state 6.453, con un valore particolarmente elevato al Nord-Ovest (2.363), dove è più consistente la presenza di cittadini di nazionalità non italiana; i divorzi sono stati 2.933. Rispetto alle 4.266 separazioni tra coppie miste in Italia registrate nel 2000 si rileva un incremento del 51,3 per cento. Nel 2006 le separazioni tra cittadini di diversa nazionalità costituiscono l’8 per cento del totale delle separazioni in Italia (nel 2000 erano il 5,9 per cento). La durata media delle unioni è di 9 anni, a fronte dei 14 delle coppie formate da cittadini italiani. Le separazioni di unioni miste riguardano nel 69,4 per cento dei casi coppie composte da marito italiano per nascita e moglie straniera o italiana per acquisizione, nel 30,6 per cento da moglie italiana per nascita e marito straniero per acquisizione. Anche nel caso delle coppie miste le richieste di separazione provengono prevalentemente dalle mogli (66,4 per cento), quelle di divorzio dai mariti (55,5 per cento).
 
(red/elb) 27 feb 2009 12:30
Mi dite per favore le vs opinioni…