Confrontarsi è una delle attività primarie dell’uomo.
Senza il confronto non vi sarebbe comunicazione, relazione, società, identità.
L’identità in quanto tale presuppone una relazione con l’altro. Anche qualora un individuo dialoghi tra sè, ha bisogno di creare dentro se stesso un interlocutore “altro” da sè.
A livello scientifico e filosofico, un “punto” nel vuoto infinito non esisterebbe in quanto tale se non avesse il contraltare di un altro punto che ne motiva le differenze, distanze, misurazioni.
Dunque condizione dell’esistenza stessa è il confronto.
La Realtà è un diamante dalle mille sfaccettature, ognuno può vederne una, ma è attraverso il confronto/incontro con i punti di vista degli altri che l’Uomo si rappacifica maggiormente con la Realtà stessa, vivendola in maniera meno conflittuale.
Nelle società, come nei piccoli gruppi, la convivenza richiede intelligenza, curiosità, disponibilità ma soprattutto conoscenza.
La conoscenza è confronto.
Senza confronto non vi è conoscenza.
Ma “la conoscenza è sofferenza”, allora il confronto è sofferenza. Ogni processo di apprendimento, e quindi di confronto, è doloroso, poiché va a scardinare i punti fermi, le sicurezze, che l’Uomo si è creato nel tempo.
Quotidianamente l’affermazione della propria individualità confligge con il diritto degli altri: il dialogo diventa monologo, il confronto scontro.
La guerra non è forse il brutale stop al confronto con l’altro?
La domanda retorica “il confronto è conflitto?” vuole essere lo stimolo che annulla le distanze tra due termini così diversi ed opposti.
E’ davvero così grande per ognuno di noi la distanza tra confronto e conflitto? Quanto tempo intercorre nel trasformare un dialogo in discussione?
In Oriente l’importante concetto della relazione (e dell’Armonia) fra le cose viene sintetizzato nel famoso simbolo dello YIN e dello YANG, due masse di energia “bianca” e “nera” che si rincorrono incessantemente, ognuna delle quali si caratterizza vicendevolmente denominando così l’Essere.
E’ certamente vero che il confronto è vita ed è un percorso che ciascuno sperimenta iniziando la propria esistenza in un ambiente liquido, per poi passare al contatto con la terra, respirare per la prima volta l’aria, avere relazione con ambienti pericolosi e difficili come il fuoco e il vuoto.
Affrontando il confronto con l’ambiente il bambino conosce anche “l’altro”.
Gli adulti genitori fino a questo punto sono l’altro e rappresentano la guida e la sicurezza diventando il tramite per instaurare rapporti positivi anche con l’estraneo.
Per poter crescere veramente, diventa però necessario costruire esperienze proprie ed imparare a relazionarsi, confrontandosi senza l’aiuto esterno.
Non è sempre facile e così ci costruiamo corazze e protezioni ma l’impressione dell’altro è forse peggio dei nostri timori e la paura ci porta ad allontanarlo.
Dominati dall’irrazionalità ma desiderando scoprire, conoscere, crescere diventa necessario annullare le emozioni negative, costruendo così un confronto positivo che partendo dall’altro riuscirà a definire la propria identità.
Il percorso dell’allestimento suggerisce il parallelismo tra lo sviluppo del bambino, guidato dal genitore, e lo sviluppo dell’allievo nella tradizione marziale orientale.
Allievo che seguendo il percorso del proprio Maestro-Sensei, colui che ha camminato prima sul sentiero, sarà invitato a confrontarsi con i propri limiti, le proprie paure sia rispetto all’ambiente, sia utilizzando lo strumento del combattimento ritualizzato per giungere attraverso allo scontro ad un più profondo incontro con se stesso e con l’altro, ridefinendo così continuamente la propria identità.
E’ questo continuo dinamismo, questa assenza di sicurezze certe, questo bisogno di continua ricerca che fa del bambino un guerriero e del guerriero un Uomo con lo spirito curioso, limpido ed indomito del bambino.
Buon Cammino
La Scuola dello Spirito del Salice -Yoshin Ryu-

