Io non voglio giudicare nessuno, ma penso… Già purtroppo penso.
Penso che se dovesse mai succedermi qualcosa di gravissimo per cui io dovessi essere tenuta in vita da macchine che vivono (in senso biologico) per me, entro un tempo ragionevole che considero al massimo un anno, se non succede nulla che migliori lo stato di fatto della mia salute, vorrei che togliessero tutto il supporto biologico artificiale e mi lasciassero lì. Da sola. A decidere cosa fare di me stessa in silenzio.
Credo che nessuno possa prendere una decisione del genere per qualcun altro e per questa ragione, io ho scritto di mio pugno la mia volontà sperando di non averne mai bisogno e, nel caso nefasto in cui ce ne fosse necessità, che venga osservata.
Penso che i miei genitori mi amino, anzi no. So che mi amano e che semmai si trovassero nella situazione dei genitori di Eluana la sola idea di lasciarmi andare “così” li strazierebbe e che quindi se pervenissero ad una richiesta simile sarebbe dopo tormentate e dolorose riflessioni e considerazioni e che quindi andrebbe loro il massimo rispetto per la scelta.
Penso che se (finamlmente) la Cassazione si è espressa su un tema importante, la sentenza vada rispettata.
Dopo tutto ciò, come essere umano, credo fermamente di dover fare un passo indietro per mostrare rispetto ai genitori di Eluana e un passo avanti nel chiedere a gran voce rispetto per loro.
